Gli spazi confinati vengono definiti dalla norma tecnica UNI 11958:2024 come uno “spazio circoscritto non progettato e costruito per la presenza continuativa di un lavoratore, ma di dimensioni tali da consentirne l’ingresso e lo svolgimento del lavoro assegnato, caratterizzato da vie di ingresso o uscita limitate e/o difficoltose, con possibile ventilazione sfavorevole, all’interno del quale non è possibile escludere la presenza o lo sviluppo di condizioni pericolose per la salute e la sicurezza dei lavoratori”.
Sono dunque ambienti chiusi o parzialmente chiusi e ad ogni modo con difficoltà di accesso e di recupero, non progettati per la permanenza continua di persone, ma in cui a volte è necessario entrare per manutenzione, ispezioni o interventi di emergenza. Esempi comuni sono serbatoi, silos, cisterne, fognature, pozzi, gallerie, camere di combustione, alcuni locali tecnici e alcuni locali interrati.
Questi luoghi presentano pericoli particolari proprio perché le concentrazioni gassose all’interno possono variare rapidamente. Uno dei rischi più frequenti è la carenza di ossigeno. In ambienti chiusi il tenore di ossigeno può scendere sotto il 19,5% a causa di processi di fermentazione, ruggine, combustione o semplice consumo da parte di chi lavora. Al di sotto di certi livelli si possono avere malori improvvisi, perdita di conoscenza e, nei casi più gravi, morte per asfissia.
Un altro pericolo grave è la presenza di gas e vapori tossici o infiammabili. Idrogeno solforato, monossido di carbonio, ammoniaca, solventi e polveri combustibili possono accumularsi senza dare segnali evidenti. Molti di questi gas sono inodori e si percepiscono solo a concentrazioni già pericolose, alcuni odori invece si sentono quando sono presenti in quantità non ancora letale e nel momento in cui ci si espone a concentrazioni elevate provocano una paralisi temporanea del sistema olfattivo. In alcuni casi invece si crea anche il rischio di esplosione o incendio, magari per elevata presenza di ossigeno (comburente) e soprattutto se sono presenti fonti di innesco come scintille o attrezzature non adatte.
Esistono inoltre rischi di tipo fisico: cadute dall’alto e in profondità, schiacciamento, seppellimento (ad esempio in silos di cereali o nei pozzi con materiali sciolti), contatto con superfici calde o fredde, eventuale proiezione di pezzi in pressione e difficoltà di comunicazione e di soccorso. L’accesso e l’uscita spesso sono disagevoli e posti in posizione con difficoltà di raggiungimento. Quanto detto necessita di una attenta pianificazione delle attività e della procedura di emergenza.
Per lavorare in sicurezza in uno spazio confinato è fondamentale seguire procedure concordate e precise. Prima di entrare bisogna valutare i rischi, misurare la qualità dell’aria con strumenti specifici, sezionare gli impianti (interrompere i flussi in tubazione, togliere tensione, ecc.) e garantire una ventilazione adeguata. I lavoratori devono indossare i dispositivi di protezione individuali previsti e essere formati e addestrati specificamente su questi ambienti.
Il D.Lgs. 81/2008 considera gli spazi confinati luoghi ad alto rischio e impone obblighi precisi a datori di lavoro e lavoratori. Il DPR 177/2011 indica le norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinamento o confinati.
Gli eventi di cronaca, in merito al tema, riportano eventi cosiddetti plurimi, ossia che abbiano interessato più di un lavoratore impegnato in attività in ambiente confinato. Ignorare il rischio può costare caro: molti incidenti gravi e mortali avvengono proprio perché si sottovaluta la pericolosità di un ambiente apparentemente “innocuo”.
In sintesi, gli ambienti sospetti di inquinamento e confinati non sono un luogo di lavoro ordinario. Richiedono preparazione tecnica, attrezzature, controlli, esperienza, regole precise e procedure di emergenza dettagliate. La conoscenza delle procedure e del rischio è il primo passo per confinare quest’ultimo in uno spazio il più possibile lontano da noi.